Amenità d'altri tempi, ...
ovvero il vino per il Vazzoler
di Tomaso Pizzorni - CAI Conegliano 2008
Non sempre “andava meglio quando…” . E’ il caso di pensarlo dopo aver letto una notiziola ricavata dall’inesauribile archivio sezionale.
Protagonista della “mini-storia” è, questa volta, la burocrazia applicata al rifornimento dei generi alimentari nel periodo della guerra 1940-45.
Il fatto, riferito al nostro rifugio, riguarda la provvista di vino necessaria per la stagione estiva del 1942.
Questo è il testo della richiesta, inoltrata dalla Sezione, con lettera del 7 maggio 1942, all’Ufficio Distribuzione Generi Tesserati e Contingentati di Belluno: “ […] Ritenendo che Codesto ufficio si interessi anche per l’assegnazione del vino, gradiremmo conoscere, con cortese sollecitudine, le modalità necessarie per tale assegnazione, facendo presente che sarebbe nostro desiderio fornirci qui a Conegliano […]”.
La richiesta della Sezione appare logica e fondata, considerando la ben nota vocazione vitivinicola di tutta la Marca Trevigiana e di Conegliano in particolare.
Ma la logica non è da tutti e meno che meno dell’ottusa burocrazia italiana, in quel periodo impegnata a contribuire… alla vittoria delle nostre armi.
Ecco, allora, la cortese e più che sollecita risposta (datata 11 maggio 1942) dell’ufficio competente, cioè l’Unione Fascista dei Commercianti della Provincia di Belluno: “ […] vi forniremo anche il vino perché, come sapete, non si può trasportare da provincia a provincia […] ”.
A questo punto è più che lecito porsi qualche dubbio: da quale valle del Cadore o del Comelico provenivano i rifornimenti enologici, sicuramente cospicui, necessari per soddisfare le esigenze della numerosa popolazione e dei tanti militari allora presenti nel Veneto settentrionale? Forse nelle peccete e nei pascoli dell’Alto Bellunese erano stati impiantati vigneti (DOC?), oppure le malghe erano diventate cantine e/o laboratori enologici e le “caliere” per il formaggio erano state adattate come tini? Agli eventuali lettori la soluzione dell’enigma, o almeno la possibilità di avanzare qualche suggestiva ipotesi.
Restano comunque fondati dubbi su qualità ed origine del vino allora somministrato ai frequentatori di rifugi, osterie, mescite, etc., in ossequio alle rigide disposizioni delle autorità competenti.